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Traduttore giurato

La funzione del traduttore giurato ha molteplici scopi nella fattispecie quello di rendere fruibili, previa traduzione documenti, atti, dichiarazioni nell'ambito di procedimenti amministrativi, giuridici.

La sottoscritta, con Decreto della commissione di valutazione del Tribunale di Venezia è stata nominata come traduttrice per la lingua portoghese  in data  20/05/2010 ed iscritta albo periti del Tribunale di Venezia al nr. 66.

I vantaggi nell'iscrizione all'albo dei CTU da un punto di vista prettamente giuridico, è essenziale per un atto, al fine di evitare una eventuale invalidazione dell'atto stesso per "vizio di forma". Caso significativo è l'impiego delle traduzioni giurate ed asseverate nell'ambito dei Consolati o Ambasciate dove sono rese d'obbligo, per certi atti amministrativi quali ad esempio: la riconversione di una patente, il riconoscimento di un titolo di studio, l'acquisizione della cittadinanza. certificato di nascita, certificato penale, ecc. ecc..

Citazione di Legge (art. 17, 3° comma, legge 4 gennaio 1968 n. 15) "Agli atti e documenti formati all'estero da autorità estere e da valere nello Stato, se redatti in lingua straniera, deve essere allegata una traduzione in lingua italiana certificata conforme al testo straniero dalla competente rappresentanza diplomatica o consolare, ovvero da un traduttore ufficiale

L'asseverazione è la dichiarazione resa dal traduttore giurato davanti al funzionario del tribunale e con la quale si afferma di avere tradotto bene e fedelmente il testo in questione, al solo scopo di far conoscere la verità. E con queste poche parole il traduttore si accolla la responsabilità, anche penale, di quello che ha scritto. Originale e traduzione vengono spillati insieme, con in mezzo il verbale di giuramento firmato dal traduttore e dal funzionario e annullati con timbri di congiunzione su ogni pagina.

La legalizzazione costituisce la fase successiva all’asseverazione, nel caso in cui il documento sia destinato all’estero, e serve appunto a renderlo ufficialmente valido a livello internazionale. Consiste nell’apposizione di un ulteriore timbro da parte della Procura della Repubblica, con il quale si autentica la firma del Cancelliere che ha sottoscritto l’asseverazione. Recita infatti la legge: La legalizzazione di firme è l'attestazione ufficiale della legale qualità di chi ha apposto la propria firma sopra atti, certificati, copie ed estratti, nonché dell’autenticità della firma stessa (art. 15, 1° comma, legge 4 gennaio 1968 n. 15). La legalizzazione è sostituita dalle APOSTILLE per quei Paesi che hanno sottoscritto la Convenzione dell’Aia del 5 ottobre 1961 relativa all’abolizione della legalizzazione di atti pubblici stranieri. Nel corso degli anni è stata ratificata e resa esecutiva da molti Stati e prevede che non sia necessario procedere alla legalizzazione dei certificati presso le autorità consolari, potendo la stessa essere sostituita dalla cosiddetta apostille (in italiano postilla).

Che cos’è l’apostille. È una specifica annotazione che deve essere fatta sull’ originale del certificato rilasciato dalle autorità competenti del Paese interessato, da parte di una autorità identificata dalla legge di ratifica del Trattato stesso. L’ apostille, quindi, sostituisce la legalizzazione . E’ necessario precisare che la Convenzione riguarda specificamente l’abolizione della legalizzazione di atti pubblici stranieri tra i quali rientrano, per espressa previsione della stessa, i documenti che rilascia un autorità o un funzionario dipendente da un’amministrazione dello Stato (compresi quelli formulati dal Pubblico Ministero, da un cancelliere o da un ufficiale giudiziario), i documenti amministrativi, gli atti notarili, le dichiarazioni ufficiali indicanti una registrazione, un visto di data certa, un’autenticazione di firma apposti su un atto privato, mentre invece non si applica ai documenti redatti da un agente diplomatico o consolare e ai documenti amministrativi che si riferiscono a un’ operazione commerciale o doganale. Ne consegue che la gamma di documenti per i quali si può superare l’esigenza di legalizzazione, mediante richiesta e annotazione della cosiddetta apostille direttamente da parte delle autorità interne dello Stato di provenienza, è amplissima . Tralasciando i Paesi europei, che si avvalgono anche di successive convenzioni interne all’Unione, elenchiamo di seguito i Paesi che hanno ratificato la Convenzione, e rinviamo al testo allegato della stessa e agli atti di ratifica effettuati dagli Stati parti, per l’individuazione delle autorità competenti in ciascun Paese per l’apposizione dell’apostille:

 

Andorra, Antigua e Barbuda, Argentina, Armenia, Australia, Austria, Azerbaijan, Bahamas, Barbados, Belize, Bielorussia, Bosnia-Erzegovina, Botswana, Brunei, Bulgaria, Cipro, Colombia, Croazia, Dominica, El Salvador, Estonia, Federazione Russa, Fiji, Finlandia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Grecia, Grenada, Honduras, Hong Kong, Isole Marshall, Israele, Kazakhistan, Lesotho, Lettonia, Liberia, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, Macao, Macedonia, Malawi, Malta, Mauritius, Messico, Monaco, Namibia, Niue, Norvegia ,Nuova Zelanda, Olanda, Panama, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Saint Kitts e Nevis, Saint Vincent e Grenadine, Samoa, San Marino, Santa Lucia, Seychelles, Serbia e Montenegro, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Suriname, Svezia, Svizzera, Swaziland, Stati Uniti d'America, Sud Africa, Tonga, Turchia, Trinidad e Tobago, Ucraina, Ungheria, Venezuela.

 

 

 

 

 

 

 

Ai sensi della Convenzione di Bruxelles del 25 maggio 1987, ratificata dall'Italia con L. 24.4.1990, n.106, è stata soppressa fra Belgio Danimarca, Francia, Irlanda, Italia ogni forma di legalizzazione o qualsiasi altra formalità equivalente o analoga, anche nel caso in cui gli atti debbano essere esibiti alle rappresentanze consolari di Belgio, Danimarca, Francia, Irlanda e Italia operanti sul territorio di uno Stato che non ha ratificato la predetta Convenzione. Per gli altri Stati comunitari, pur aderenti alla Convenzione di Bruxelles, resta fermo il regime di legalizzazione, consolare o per Apostille, qualora aderiscano alla Convenzione dell'Aja del 5 ottobre 1961. Infine si deve tener conto che esistono accordi bilaterali che prevedono la dispensa dalla legalizzazione per alcuni tipi di atti e che andrebbero esaminati singolarmente, consultando la banca dati ITRA disponibile presso il sito del Ministero degli Esteri.

 

NORMATIVA DI RIFERIMENTO

• Regolamento per la revisione e la semplificazione dell'ordinamento dello Stato civile

• Testo unico delle disposizioni legislative in materia di documentazione amministrativa

• Circolare MIACEL 26/3/2001

• Circolare 778/8/81 del 21/10/1968 della Presidenza del Consiglio dei Ministri

• Convenzione di Lussemburgo del 26/9/1957

• Convenzione dell'Aja del 5/10/1961

• Convenzione di Londra del 7/6/1968

• Convenzione di Atene del 15/9/1977

• Convenzione di Bruxelles del 25/5/1987

• L.24/4/1990, n.106